

La diagnosi genetica preimpianto è un insieme di tecniche che permettono di individuare la presenza di anomalie cromosomiche e/o patologie genetiche nei gameti (ovociti e spermatozoi), o negli embrioni, prima che vengano trasferiti nell’utero. L’obiettivo è identificare eventuali embrioni anomali o patologici.
Le tre categorie di diagnosi genetica preimpianto:
Esistono tre categorie di diagnosi genetica preimpianto:
– la diagnosi preimpianto per malattie monogeniche (PGT-M)
– la diagnosi preimpianto per anomalie cromosomiche (PGT-A)
– la diagnosi preimpianto per traslocazioni (PGT-SR).
La diagnosi preimpianto per malattie monogeniche (PGT-M) è finalizzata a ricercare una specifica patologia da cui gli aspiranti genitori sono affetti o di cui sono portatori. L’emofilia, la distrofia muscolare e talassemia sono esempi di patologie per cui è possibile effettuare la PGT-M.
Si può ricorrere alla PGT-M quando uno o entrambi gli aspiranti genitori sono portatori di o affetti da una patologia genetica potenzialmente trasmissibile alla prole. Questa condizione deve essere certificata da un genetista.
Fino al 2015 questo tipo di diagnosi poteva essere effettuato solo da coppie infertili portatrici di o affette da patologie genetiche. Dal 2015, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, anche le coppie fertili affette da patologie genetiche possono accedere a questo tipo di diagnosi.
Per procedere con il trattamento di analisi PGT-M è necessario effettuare uno studio preliminare sul DNA degli aspiranti genitori e, in alcuni casi, anche di altri membri della famiglia. Questo studio di DNA viene fatto analizzando campioni biologici, come sangue, saliva o liquido seminale e serve per rendere più accurata la successiva diagnosi. Una volta completata questa procedura preliminare, si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia, cioè un prelievo di materiale genetico assolutamente innocuo. Dal materiale prelevato viene estratto DNA che viene amplificato per ottenerne più copie e verificare se è presente la mutazione associata alla patologia. Una volta effettuata l’analisi, se l’embrione non presenta la mutazione può essere trasferito, mentre se è affetto non può essere trasferito.
Le tecniche di diagnosi preimpianto di per sé non comportano rischi, se non quello che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L’analisi viene effettuata principalmente sulle cellule del trofoectoderma (cellule embrionali che contribuiranno successivamente alla formazione della placenta) oppure sul fluido del blastocele (liquido contenuto all’interno della blastocisti).
L’accuratezza della tecnica di analisi PGT-M è del 95-98%. In caso di gravidanza è comunque sempre raccomandata la diagnosi prenatale.
La diagnosi preimpianto per anomalie cromosomiche (PGT-A) consente di analizzare l’assetto cromosomico degli embrioni per individuare eventuali anomalie nel numero di cromosomi. Nel momento in cui si uniscono il patrimonio genetico della madre e quello del padre, è possibile che avvengano degli errori: si possono quindi avere copie di cromosomi in più o in meno.L’anomalia cromosomica più nota è sicuramente la Sindrome di Down, causata dalla presenza di tre copie del cromosoma 21. ,Le anomalie nel numero dei cromosomi possono dare origine a patologie o causare fallimenti di impianto o aborti spontanei.
Per la PGT-A le indicazioni possono essere diverse e le principali sono: età materna avanzata (che può influire sulla qualità degli ovociti e conseguentemente dell’embrione), ripetuti fallimenti di trattamenti di PMA, aborti ripetuti o la presenza di un fattore maschile di infertilità severo.
La PGT-A è un test di screening e quindi non richiede lo studio preliminare del DNA. Si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia, cioè un prelievo di materiale genetico assolutamente innocuo. Dal materiale prelevato viene estratto DNA che viene amplificato per ottenerne più copie e verificare se sono presenti anomalie. Una volta effettuata l’analisi, se l’embrione non presenta anomalie può essere trasferito.
Le tecniche di diagnosi preimpianto di per sé non comportano rischi, se non quello che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L’analisi viene effettuata principalmente sulle cellule del trofoectoderma (cellule embrionali che contribuiranno successivamente alla formazione della placenta) oppure sul fluido del blastocele (liquido contenuto all’interno della blastocisti).
L’accuratezza della tecnica di analisi PGT-A è del 95-98%. In caso di gravidanza è comunque sempre raccomandata la diagnosi prenatale.
La diagnosi preimpianto per le traslocazioni (PGT-SR) consiste nell’analisi delle anomalie nella struttura dei cromosomi.
Per la PGT-SR l’indicazione è che uno o entrambi gli aspiranti genitori siano portatori di una traslocazione. Tale condizione deve essere certificata da un genetista.
Per procedere con il trattamento di analisi PGT-SR è necessario effettuare uno studio preliminare sul DNA degli aspiranti genitori e, in alcuni casi, anche di altri membri della famiglia. Questo studio di DNA viene fatto analizzando campioni biologici, come sangue, saliva o liquido seminale e serve per rendere più accurata la successiva diagnosi. Una volta completata questa procedura preliminare, si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia, cioè un prelievo di materiale genetico assolutamente innocuo. Dal materiale prelevato viene estratto DNA che viene amplificato per ottenerne più copie e verificare se è presente la traslocazione oggetto di studio. Una volta effettuata l’analisi, in base al risultato e al tipo di traslocazione si valuta se l’embrione può essere trasferito.
Le tecniche di diagnosi preimpianto di per sé non comportano rischi, se non quello che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L’analisi viene effettuata principalmente sulle cellule del trofoectoderma (cellule embrionali che contribuiranno successivamente alla formazione della placenta) oppure sul fluido del blastocele (liquido contenuto all’interno della blastocisti).
L’accuratezza della tecnica di analisi PGT-A è del 95-98%. In caso di gravidanza è comunque sempre raccomandata la diagnosi prenatale.
Certamente, posso riscrivere una relazione sulla diagnosi genetica preimpianto per te.
La diagnosi genetica preimpianto è un insieme di tecniche utilizzate per individuare anomalie cromosomiche e patologie genetiche nei gameti (ovociti e spermatozoi) o negli embrioni prima del loro trasferimento nell'utero. L'obiettivo principale è identificare eventuali embrioni anomali o affetti da patologie genetiche.
Esistono tre categorie principali di diagnosi genetica preimpianto:
La PGT-M mira a individuare specifiche patologie genetiche di cui gli aspiranti genitori sono portatori o affetti, come l'emofilia, la distrofia muscolare o la talassemia.
È indicata quando uno o entrambi gli aspiranti genitori sono portatori o affetti da una patologia genetica.
Si inizia con uno studio preliminare del DNA degli aspiranti genitori e, in alcuni casi, di altri membri della famiglia. Successivamente, si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI, e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia per l'analisi del materiale genetico.
Le tecniche di PGT-M non comportano rischi significativi. Il principale rischio è che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L'analisi si concentra principalmente sulle cellule del trofoectoderma o sul fluido del blastocele all'interno della blastocisti, con un'accuratezza del 95-98%. La diagnosi prenatale è comunque raccomandata in caso di gravidanza.
La PGT-A permette di analizzare l'assetto cromosomico degli embrioni per individuare anomalie nel numero di cromosomi, come la Sindrome di Down.
È consigliata in caso di età materna avanzata, fallimenti ripetuti di trattamenti di procreazione assistita, aborti ricorrenti o fattori maschili di infertilità severa.
La PGT-A è uno screening e non richiede uno studio preliminare del DNA. Si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI, seguito da una biopsia degli embrioni e analisi del materiale genetico.
I rischi principali sono legati all'eventualità che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L'analisi si concentra sul trofoectoderma o sul fluido del blastocele con un'accuratezza del 95-98%. La diagnosi prenatale è comunque raccomandata in caso di gravidanza.
La PGT-SR si concentra sull'analisi delle anomalie nella struttura dei cromosomi, ed è indicata quando uno o entrambi gli aspiranti genitori sono portatori di traslocazioni.
È consigliata quando ci sono traslocazioni genetiche presenti in uno o entrambi gli aspiranti genitori.
Come per la PGT-M, si inizia con uno studio preliminare del DNA degli aspiranti genitori e, in alcuni casi, di altri membri della famiglia. Gli embrioni ottenuti vengono sottoposti a biopsia e analisi del materiale genetico.
I rischi principali sono legati all'eventualità che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L'analisi si concentra sul trofoectoderma o sul fluido del blastocele con un'accuratezza del 95-98%. La diagnosi prenatale è raccomandata in caso di gravidanza.
In sintesi, la diagnosi genetica preimpianto offre un approccio mirato per ridurre il rischio di trasmettere patologie genetiche ai futuri figli, nonostante i rischi associati al processo siano minimi. La decisione di sottoporsi a tali procedure dovrebbe essere presa in consulto con un genetista o un consulente specializzato.
La diagnosi genetica preimpianto è un insieme di tecniche che permettono di individuare la presenza di anomalie cromosomiche e/o patologie genetiche nei gameti (ovociti e spermatozoi), o negli embrioni, prima che vengano trasferiti nell’utero. L’obiettivo è identificare eventuali embrioni anomali o patologici.
Le tre categorie di diagnosi genetica preimpianto:
Esistono tre categorie di diagnosi genetica preimpianto:
La diagnosi preimpianto per malattie monogeniche (PGT-M) è finalizzata a ricercare una specifica patologia da cui gli aspiranti genitori sono affetti o di cui sono portatori. L’emofilia, la distrofia muscolare e talassemia sono esempi di patologie per cui è possibile effettuare la PGT-M.
Si può ricorrere alla PGT-M quando uno o entrambi gli aspiranti genitori sono portatori di o affetti da una patologia genetica potenzialmente trasmissibile alla prole. Questa condizione deve essere certificata da un genetista.
Fino al 2015 questo tipo di diagnosi poteva essere effettuato solo da coppie infertili portatrici di o affette da patologie genetiche. Dal 2015, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, anche le coppie fertili affette da patologie genetiche possono accedere a questo tipo di diagnosi.
Per procedere con il trattamento di analisi PGT-M è necessario effettuare uno studio preliminare sul DNA degli aspiranti genitori e, in alcuni casi, anche di altri membri della famiglia. Questo studio di DNA viene fatto analizzando campioni biologici, come sangue, saliva o liquido seminale e serve per rendere più accurata la successiva diagnosi. Una volta completata questa procedura preliminare, si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia, cioè un prelievo di materiale genetico assolutamente innocuo. Dal materiale prelevato viene estratto DNA che viene amplificato per ottenerne più copie e verificare se è presente la mutazione associata alla patologia. Una volta effettuata l’analisi, se l’embrione non presenta la mutazione può essere trasferito, mentre se è affetto non può essere trasferito.
Le tecniche di diagnosi preimpianto di per sé non comportano rischi, se non quello che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L’analisi viene effettuata principalmente sulle cellule del trofoectoderma (cellule embrionali che contribuiranno successivamente alla formazione della placenta) oppure sul fluido del blastocele (liquido contenuto all’interno della blastocisti).
L’accuratezza della tecnica di analisi PGT-M è del 95-98%. In caso di gravidanza è comunque sempre raccomandata la diagnosi prenatale.
La diagnosi preimpianto per anomalie cromosomiche (PGT-A) consente di analizzare l’assetto cromosomico degli embrioni per individuare eventuali anomalie nel numero di cromosomi. Nel momento in cui si uniscono il patrimonio genetico della madre e quello del padre, è possibile che avvengano degli errori: si possono quindi avere copie di cromosomi in più o in meno.L’anomalia cromosomica più nota è sicuramente la Sindrome di Down, causata dalla presenza di tre copie del cromosoma 21. ,Le anomalie nel numero dei cromosomi possono dare origine a patologie o causare fallimenti di impianto o aborti spontanei.
Per la PGT-A le indicazioni possono essere diverse e le principali sono: età materna avanzata (che può influire sulla qualità degli ovociti e conseguentemente dell’embrione), ripetuti fallimenti di trattamenti di PMA, aborti ripetuti o la presenza di un fattore maschile di infertilità severo.
La PGT-A è un test di screening e quindi non richiede lo studio preliminare del DNA. Si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia, cioè un prelievo di materiale genetico assolutamente innocuo. Dal materiale prelevato viene estratto DNA che viene amplificato per ottenerne più copie e verificare se sono presenti anomalie. Una volta effettuata l’analisi, se l’embrione non presenta anomalie può essere trasferito.
Le tecniche di diagnosi preimpianto di per sé non comportano rischi, se non quello che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L’analisi viene effettuata principalmente sulle cellule del trofoectoderma (cellule embrionali che contribuiranno successivamente alla formazione della placenta) oppure sul fluido del blastocele (liquido contenuto all’interno della blastocisti).
L’accuratezza della tecnica di analisi PGT-A è del 95-98%. In caso di gravidanza è comunque sempre raccomandata la diagnosi prenatale.
La diagnosi preimpianto per le traslocazioni (PGT-SR) consiste nell’analisi delle anomalie nella struttura dei cromosomi.
Per la PGT-SR l’indicazione è che uno o entrambi gli aspiranti genitori siano portatori di una traslocazione. Tale condizione deve essere certificata da un genetista.
Per procedere con il trattamento di analisi PGT-SR è necessario effettuare uno studio preliminare sul DNA degli aspiranti genitori e, in alcuni casi, anche di altri membri della famiglia. Questo studio di DNA viene fatto analizzando campioni biologici, come sangue, saliva o liquido seminale e serve per rendere più accurata la successiva diagnosi. Una volta completata questa procedura preliminare, si esegue un ciclo di procreazione assistita con tecnica ICSI e gli embrioni ottenuti sono sottoposti a biopsia, cioè un prelievo di materiale genetico assolutamente innocuo. Dal materiale prelevato viene estratto DNA che viene amplificato per ottenerne più copie e verificare se è presente la traslocazione oggetto di studio. Una volta effettuata l’analisi, in base al risultato e al tipo di traslocazione si valuta se l’embrione può essere trasferito.
Le tecniche di diagnosi preimpianto di per sé non comportano rischi, se non quello che nessuno degli embrioni sia idoneo al trasferimento.
L’analisi viene effettuata principalmente sulle cellule del trofoectoderma (cellule embrionali che contribuiranno successivamente alla formazione della placenta) oppure sul fluido del blastocele (liquido contenuto all’interno della blastocisti).
L’accuratezza della tecnica di analisi PGT-A è del 95-98%. In caso di gravidanza è comunque sempre raccomandata la diagnosi prenatale.
A cosa serve la diagnosi preimpianto? In quali casi va presa in considerazione? Quali sono le novità legislative in Italia? Come scegliere il Centro di riferimento?
La diagnosi genetica preimpianto, tecnica relativamente recente, è uno strumento fondamentale per la salute di tanti futuri bambini. Eppure la questione, in Italia, è complessa e dibattuta. Per fare chiarezza, ecco le dieci cose da sapere sulla diagnosi preimpianto, utili per tutte le coppie che iniziano un percorso di fecondazione assistita.
Queste le risposte alle domande più frequenti sulla diagnosi preimpianto:
Le coppie che si sottopongono ad un ciclo di fecondazione in provetta, possono richiedere di essere informate sullo stato di salute degli embrioni prodotti (articolo 14, punto 5, legge 40/2004).

Che cos’è la Diagnosi genetica preimpianto?
Se ci sono le indicazioni si può procedere con la diagnosi preimpianto.
Esistono due forme di applicazione della diagnosi preimpianto:
1. La PGD “classica” (adesso PGT-M), che si effettua quando nella coppia esiste una malattia genetica conosciuta (per es. Beta talassemia, Fibrosi cistica, Distrofia muscolare) la cui presenza comporta un rischio aumentato di trasmetterla alla prole. In questo caso, la PGT-M è mirata a identificare gli embrioni affetti da quella determinata malattia genetica.
2. La PGS (adesso PGT-A), o screening preimpianto delle anomalie cromosomiche, che si applica per identificare anomalie cromosomiche nel prodotto del concepimento. Tali anomalie cromosomiche sono molto comuni negli embrioni ma la loro frequenza aumenta esponenzialmente con l’aumentare dell’età della donna. L’identificazione di questi embrioni consente di minimizzare i rischi connessi con la riproduzione in coppie in cui la donna abbia più di 40 anni. In questo caso si esegue una analisi cromosomica uguale per tutti gli embrioni e oggi questo rappresenta attualmente in Europa il maggior campo applicativo della genetica preimpianto.

Come si esegue la Diagnosi Preimpianto?
La diagnosi preimpianto si basa sulla analisi genetica di cellule dell’embrione che si sviluppa in provetta, prima che l’embrione stesso venga trasferito nell’utero della mamma.
Quando viene effettuata?
Nei centri specializzati per questo tipo di procedura, l’esame genetico viene effettuato sulle cellule prelevate al quinto/sesto giorno di coltura in vitro, quando l’embrione è allo stadio di blastocisti. E’ molto importante che la biopsia dell’embrione venga effettuata a questo stadio di sviluppo e non (come succedeva fino a qualche anno fa) nei giorni precedenti: la biopsia allo stadio di blastocisti non comporta nessuna compromissione dello sviluppo embrionale che non è danneggiato dalla procedura ed è possibile prelevare più cellule, che rendono migliore e maggiormente affidabile l’analisi.

Blastocisti

Biopsia
Le cellule vengono prelevate utilizzando il micromanipolatore utilizzato per la ICSI e un laser apposito; le cellule vengono inserite in piccole provette e inviate al centro di genetica molecolare che effettuerà l’analisi. La blastocisti biopsiata viene congelata in attesa dell’esito dell’esame.
Chi può sottoporsi alla diagnosi genetica preimpianto?
• Coppie che sono portatrici di una malattia genetica ad alto rischio di trasmissibilità alla prole
• Chi è portatore di anomalie di numero o forma dei cromosomi, che sono legate ad una maggiore possibilità di aborto
• Coppie in cui la donna ha una età uguale o superiore a 38 anni, in cui la riduzione della potenzialità riproduttiva con il progredire dell’età potrebbe essere attribuita a un elevato numero di embrioni con aeuploidie cromosomiche
• Ripetuti fallimenti di impianto (coppie che hanno avuto un fallimento in tre o più cicli di trattamento FIVET/ICSI)
• Abortività ricorrente: pazienti nella cui storia riproduttiva si annoverano tre o più aborti spontanei, non dovuti a cause “meccaniche” quali patologie dell’utero (fibromi, malformazioni congenite, etc.), o altri fattori (es. difetti della coagulazione, autoimmunità, traslocazioni cromosomiche, etc.).
• Mosaicismo cromosomico: pazienti con un cariotipo alterato a causa della presenza di linee cellulari a mosaico a carico dei cromosomi sessuali
Dal DGP al
• Cos'è il PGT?
• Cosa sono le alterazioni cromosomiche e monogeniche?
• Che tipi di PGT esistono e quali sono le indicazioni?
La colposcopia è una procedura medica fondamentale nel campo della ginecologia utilizzata per l'identificazione, la diagnosi e la gestione delle lesioni cervicali precancerose associate all'infezione da HPV (Papillomavirus Umano). Ecco una relazione sull'argomento:
**Introduzione**
Il carcinoma del collo dell'utero, o cancro cervicale, è uno dei tipi più comuni di tumore nelle donne. Tuttavia, la sua diagnosi precoce e la gestione delle lesioni precancerose possono notevolmente ridurre il rischio di sviluppare questa grave malattia. La colposcopia rappresenta uno strumento chiave nella prevenzione e nella gestione del carcinoma cervicale.
**Cos'è la Colposcopia**
La colposcopia è un esame medico che coinvolge l'uso di un colposcopio, uno strumento che assomiglia a un binocolo con una lente d'ingrandimento, per esaminare da vicino il collo dell'utero, o cervice. È spesso eseguita come seguito a esiti anormali dei test di screening del cancro cervicale come il Pap test. L'obiettivo principale è identificare lesioni precancerose o cancerose sul collo dell'utero.
**Utilità nella Diagnosi dell'HPV e Lesioni Precancerose**
La causa principale del cancro cervicale è l'infezione da HPV. La colposcopia è un passo successivo dopo che si è rilevata la presenza di HPV o alterazioni cellulari anomale nei test precedenti. Durante l'esame, il medico può individuare lesioni, macchie bianche o altre anomalie che possono essere indicative di lesioni precancerose. Questa identificazione precoce consente un intervento tempestivo prima che il tumore si sviluppi.
**Guida per la Biopsia**
Nel caso in cui vengano individuate lesioni sospette durante la colposcopia, il medico può decidere di prelevare una piccola quantità di tessuto, nota come biopsia, per condurre ulteriori analisi. Questa biopsia è essenziale per determinare la gravità delle lesioni e guidare la successiva gestione clinica.
**Terapia e Monitoraggio**
Una volta confermata la presenza di lesioni precancerose, i medici possono stabilire il trattamento appropriato. Questo può variare da procedure mininvasive a monitoraggi più frequenti. In molti casi, l'individuazione precoce e il trattamento delle lesioni precancerose impediscono l'evoluzione del cancro cervicale a uno stadio avanzato.
**Conclusioni**
La colposcopia è uno strumento fondamentale nella prevenzione del carcinoma del collo dell'utero. Consentendo una valutazione accurata delle lesioni cervicali precancerose, essa offre una possibilità di diagnosi precoce e intervento tempestivo. È pertanto importante per le donne sottoporsi regolarmente a esami di screening ginecologici e seguire le raccomandazioni del proprio medico per garantire la salute cervicale e ridurre il rischio di cancro cervicale.
Dr. Aurelio Giovanni Calò
Via Giacomo Arditi 12
73100 Lecce
C/o Delphia + Medical Solutions
Viale San Marco
87010 Torano Castello (CS)